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trasferirsi dalla città in campagna

Che la pace sia con te

Qualche giorno fa, ad un semaforo, un ragazzo africano si è avvicinato e mi ha detto Salam Aleikum… io non ho saputo resistere e gli ho risposto Aleikum Salam, al che lui si è messo a parlare fitto fitto in arabo, invitato sia dalla mia frase che dalla mia folta barba! Gli ho detto che non parlavo arabo, allora lui, in inglese, mi ha chiesto tutto fiducioso “però sei mussulmano?!” indicando allo stesso tempo la mia barba… io gli ho detto di no, aggiungendo che mi piace soltanto farmi crescere la barba! Mi ha comunque ringraziato della chiacchierata e ha salutato Frida che sul sedile dietro aveva seguito con interesse ma non senza difficoltà il nostro scambio.

Alla faccia di chi inveisce contro la diversità e la società multiculturale!

Fragheto

Ieri mattina, siamo partiti di buon ora, insomma prima del solito ma comunque in ritardo, direzione Casteldelci, località da cui partiva la Marcia della Pace organizzata come ogni anno in occasione della Festa della Liberazione.
DSCF6789Molti non lo sanno, ma a pochi chilometri dal borgo, nelle frazioni di Fragheto e Tavolicci, durante la seconda guerra mondiale si sono compiuti due stragi efferate da parte delle squadre nazifasciste, con l’uccisione di una sessantina di persone, tutte ovviamente donne, vecchi e bambini. La loro colpa? Essere accusati di nascondere e sfamare bande di partigiani.

La passeggiata è stata piacevole, con la prima parte in salita ma per fortuna riparata dal sole. Entriamo a Fragheto con la fanfara libertaria dei Fratelli Ciliegia che suona London Calling seguita da Balla Ciao.

C’è tanta gente, il doppio dello scorso anno, saremo circa in 400, alcuni hanno prenotato il pranzo preparato dalla pro loco, in tanti stendono le coperte e addentano panini, salsicce, fave e pecorino, insalate di pasta e ogni altro ben di dio!

Mentre sorseggio il caffè rigorosamente equo, scopro che a Fragheto fanno anche ospitalità per gruppi: un’idea per un fine settimana alternativo.

La giornata si conclude con 3/4 pezzi suonati da noi prima del concerto del Duo Bucolico.

Ci vediamo il prossimo anno.

Pentolaccia

Non so quale sia la stella che ci aiuti, ma anche quest’anno il compleanno di Frida è stato all’insegna di un sole splendente!

I bambini potevano scorrazzare liberamente sul prato che si era finalmente asciugato mentre gli adulti sorseggiavano birra e spritz sotto il portico cercando di prendere la prima abbronzatura.

Quest’anno però niente caccia al tesoro e truccabimbi (così la povera Marta era libera di rilassarsi!). Avevo pensato altri giochi: corsa con i sacchi, tiro con la cerbottana ad uno scheletro di cartone e la pentolaccia. Questa l’ho realizzata gonfiando un palloncino e appiccandoci sopra strisce di carta pesta: il risultato non è stato male e dopo qualche giro a vuoto i gemelli Vanucci sono riusciti a sfondarla, inondando il portico di caramelle di ogni tipo!

Prima di andare al lavorare Marta ha presentato a tutti la sua torta per il consueto spegnimento delle candeline. Anche quest’anno si era superata: triplo strato di pan di spagna intervallato da crema al cioccolato al latte, ricoperta di ganache di fondente e panna montata, impreziosita da farfalline e fiorellini di pasta di zucchero. Subito è partita un’ovazione alla Buddy nostrana

Linee

Ecco alcune perle del territorio di Coriano: bisognerebbe ridere per non piangere!

1) in questi giorni una squadra di operai sta rifacendo le linee lungo le strade: peccato che per farlo debbano stare attenti a non rompere il semiasse del camion per colpa delle voragini che si aprono sulle stesse strade!

2) ieri mentre aspettavo che Frida uscisse dalla scuola ho portato Evita al Parco dei Cerchi, il parco principale del comune, quello dove dovrebbero apporre la statua grandezza naturale del Sic. Pensavo fosse messo meglio degli altri, invece a mala pena siamo riusciti a fare una scivolata, scansando pozzanghere, una foresta d’erbacce, mentre abbiamo preferito rinunciare all’altalena, visto su due non ne avevano lasciata neanche una.

Mi riprometto a breve di fare una mappatura di tutti i parchi per bimbi del nostro Comune

3) Dopo aver “scelto” di non mandare Evita al nido causa costi alti (si veda post precedenti) abbiamo mandato la richiesta di iscrizione alle materne. Nei giorni scorsi ci è arrivata la lettera in cui ci comunicavano che non potevano prenderla, in quanto anticipataria (è nata a gennaio). Così noi che avevamo scelto Coriano per costruire casa sopratutto per i servizi dedicati ai bimbi, ci ritroviamo a dover iscrivere nostra figlia alle materne di Riccione dove ci hanno accolto a braccia aperte.

4) Nei giorni scorsi ho letto la notizia che l’ufficio del Sindaco si doterà di due nuovi segretari particolari per sbrigare i lavori più urgenti. Ovviamente la notizia non c’entra nulla con quanto scritto sopra.

 

Sasso Simone

La scorsa settimana sono andato a fare il mio solito giro invernale nel Parco del Sasso Simone e Simoncello.

Questa volta però ho cambiato itinerario. Munito di ciaspole e letteralmente seguito da Ponyo (così passava nelle neve calpestata da me) sono partito da Cà Barboni e grazie ad un facile sentiero in salita sono arrivato alle pendici del Sasso Simone. Purtroppo il sentiero che porta in cima era reso impraticabile dalla troppa neve così dopo un rapido pasto consumato sotto al grande faggio, mi sono rimesso in marcia seguendo il sentiero che andava verso Carpegna per poi piegare verso Cà del Re. Purtroppo il percorso andava in discesa e per di più si infilava nel sottobosco con la la neve sempre più molla, cosa che ha reso più difficile la passeggiata. Arrivato all’omonimo rifugio, ovviamente chiuso e senza una stanza aperta in caso di emergenze,  con grande fatica sono risalito in quota sul Monte della Scura, altura che mi divideva da dove avevo lasciato la macchina.

La giornata, complice il bel sole, è stata splendida, la neve era tanta e bella, scoprire nuovi luoghi e sentieri mi ha messo di buon umore, proprio quello che ci voleva dopo un intenso fine settimana di lavoro. Chissà che la prossima settimana non riesca a tornare da queste parti.

Piste ciclabili

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un articolo che riportava la dichiarazioni del Sindaco di Rimini sulla realizzazione delle piste ciclabili sul lungomare, piste che si inseriranno tra quelle già esistenti sul territorio della città.
Ieri io, Marta e Ale abbiamo deciso di testare una parte della rete ciclabile andando in Fiera ad assaggiare qualche birra.
La “pista” in questione collega il centro storico alla nuova fiera. La metà passa sul marciapiede, da condividere quindi con i pedoni, e ci si trova un po’ di tutto: ci sono buchi, radici degli alberi, attraversamenti non segnalati, macchine parcheggiate (e nessuno che le multa!), si passa addirittura di fianco ad un paio di benzinai. Il tratto più bello è quello dove intorno agli alberi hanno messo dei cubettini di porfido, che fanno tanto tagadà quando ci passi con la bici! Nei rari tratti in cui si passa sulla strada, a dividerti dalle macchine che ti sfrecciano di fianco c’è solo una striscia gialla; anche qui buche, pozzanghere, uscite delle aziende, tante macchine parcheggiate (comprensibili visto quanto chiedono in fiera!).

Speriamo quindi che questa estate non ci aspetti la solita gimcana tra auto e pedoni, con l’unica differenza di qualche cartello azzurro con sopra la bicicletta stilizzata.

ps usciti dalla Fiera ci siamo chiesti cosa ci faranno quando tra un paio di anni chiuderà definitivamente.  Metà dei padiglioni erano chiusi, l’altra metà deserti, in molti mi hanno detto che l’anno prossimo non prederanno lo spazio, i vini sono assenti, di ristorazione ci sono solo 2 o 3 chef stellati che fanno le solite comparsate. Della birra rimane solo qualche bavarese e il mezzo padiglione dedicato alle artigianali, dove tra l’altro ormai c’è di tutto e di più. Ho bevuto qualche cosa di interessante (quella alle mele dei Sibilini del Birrificio Le Fate, la Techno del Birrificio Indipendente), ma anche qualche vera mondezza, senza profumi ne corpo. La birra migliore: la Guerrilla IPA dell’OLMO Brewery. Se non la trovate in giro tra poco la faccio arrivare alla Locanda di San Savino.

Nessuno accendeva le lampade

Nella quarta di copertina trovo scritto che il libro di Hernandez non è riconducibile ad alcuna categoria o autore. me invece ricorda a tratti Cortazar (Il cuore verde) e perno il Vian più surrealista (ad esempio in Le due storie oppure La maschera).
Alcuni racconti sono veramente belli, intensamente poetici. “La stana da pranzo buia” forse quello che mi è piaciuto di più.

F. Hernandez, “Nessuno accendeva le lampade” ed. Nuova Frontiera

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